Come l’intelligenza artificiale può aiutare nella diagnosi e nella comprensione dello spettro autistico, valorizzando la diversità neurologica.
L’autismo è una condizione di neurodivergenza. L’IA per trattare l’autismo sta emergendo come uno strumento promettente per aiutare le persone autistiche. Con il termine “neurodivergenza” intendiamo una modalità di pensiero, comunicazione e comportamento che differisce da quella della maggioranza della popolazione. Infatti, l’IA per trattare l’autismo può rivoluzionare l’approccio al supporto delle persone neurodivergenti.
Non esiste un quadro diagnostico unitario per l’autismo. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) descrive un insieme eterogeneo di sintomi. Il ricercatore Laurent Mottron propone una classificazione basata su cinque criteri: A, B, C, D ed E.
In generale, possiamo identificare alcune caratteristiche ricorrenti: difficoltà nell’interazione sociale, sia verbale che non verbale, comportamenti ripetitivi e compulsivi (stereotipie), difficoltà nella gestione dello stress e dei cambiamenti, forte attaccamento a routine rigide, scarso contatto visivo. Grazie all’IA per trattare l’autismo, queste diagnosi possono diventare più precise e personalizzate.

Diagnosi più accessibili grazie all’IA
Oggi sempre più persone – dai bambini agli adulti – scoprono di appartenere allo spettro autistico. Parliamo di “spettro” perché i sintomi possono variare molto da persona a persona, sia per tipologia che per intensità.
All’interno della Rubrica di Kevin ci chiediamo: quali sono i campi in cui l’intelligenza artificiale può supportare la diagnosi dell’autismo con l’IA per trattare l’autismo?
Uno dei più promettenti è quello del neuroimaging, in particolare l’uso della risonanza magnetica. Le immagini mostrano una diversa strutturazione cerebrale, associata a difficoltà nella comunicazione sociale e a una maggiore sensibilità agli stimoli sensoriali. Alcune persone autistiche, ad esempio, sono molto sensibili alla luce artificiale, altre hanno un gusto particolarmente sviluppato o percepiscono i suoni in modo amplificato.
Un altro campo di applicazione riguarda la diagnosi delle comorbidità, come ansia e ADHD, nei bambini autistici. L’IA può rilevare parametri come l’attività motoria o la frequenza cardiaca per individuare precocemente queste condizioni.
Rispettare la neurodivergenza: un passo possibile
La diagnosi di autismo è relativamente recente. Il primo a descriverla è Leo Kanner, che la definisce Disturbo autistico del contatto affettivo e la colloca tra le schizofrenie. Nel 1944 Hans Asperger introduce il termine “psicopatia autistica” nella sua tesi di dottorato, basandosi anche su riflessioni personali: nei bambini che studia, riconosce tratti simili a quelli vissuti nella propria infanzia, che oggi potremmo definire autistici.
Nel 1980 Lorna Wing conia l’espressione “sindrome di Asperger” per descrivere un sottogruppo dello spettro autistico. Tuttavia, dal 2013, con l’entrata in vigore del DSM-5, questa definizione viene superata: si parla unicamente di Disturbo dello Spettro Autistico, all’interno dei disturbi del neurosviluppo.
Oggi esistono numerose associazioni che rappresentano le persone autistiche e ne tutelano i diritti. Promuovono un modello di inclusione che non è solo auspicabile, ma necessario. Un ideale che riguarda tutti.
Continuate a seguire la Rubrica di Kevin per sapere come l’intelligenza artificiale può esserci utile nella vita di tutti i giorni.





